“E' abitando le menti altrui che diveniamo noi stessi...
E' provando a immaginare di essere qualcun altro che ci riconosciamo”
Un corpo dentro un altro corpo.
Creare uno spazio nello spazio.
Vedere gli oggetti, le persone, le strade, la città con degli occhi diversi, che non sono i miei.
Conoscere pian piano una persona nuova, che avevi da sempre vicino con te, ma che fino a poco prima non sapevi che esisteva.
Osservarla crescere, cambiare.
Scorgerne il viso, i gusti, i vestiti, il carattere.
E iniziare a comprendere pian piano quanto di lei sono io.
Iniziare a vedere il mondo con i suoi occhi.
Vedere Ersilia per la prima volta.
Viaggiare dentro di lei tra le strade e costruirle man mano che le percorro.
Nel mio viaggio sono guidata da lei da Sölvaig, la mia guida che mi insegna a camminare e osservare nel suo mondo.
Vedere il mondo come Ersilia ed Ersilia come il mondo.
Costruirla per poi distruggerla e ricostruirla seguendone le similitudini col mio mondo, il mio spazio.
Scoprire come l'identità e lo spazio siano l'uno dentro l'altro, l'uno dell'altro fino a divenire una cosa sola. E capire che loro ci sono se ci sono anche io, che siamo si due cose distinte ma che non possiamo essere separate.
Alla fine ne ho la certezza, e sono arricchita dalla loro esperienza, ereditando ciò che mi hanno insegnato.
Nel mio percorso ci sono stati momenti in cui mi sono trasformata.
In cui per brevi periodi entravo nel corpo di un altra persona.
Era come accendere la luce. Con lo stesso semplice meccanismo ho smesso di essere me e sono diventata un ' altra.
Inizialmente era difficile, ma col tempo è diventato tutto molto più semplice.
Dovevo vedere, dovevo sentire, provare e gustare le cose come lei per capirla.
A volte mi chiedo cosa ne peserebbe lei di quello che faccio o come lo farebbe.
All'inizio la sentivo più distante, vaga, poi però ho capito che non dovevo sforzarmi per conoscerla o capirla. Era una cosa naturale come se fossimo sempre state una affianco all'altra, amiche da una vita.
Da lì è stato tutto in discesa.
Adesso non penso di aver costruito uno spazio e un identità, ma di aver conosciuto un altra parte di me e con lei aver scoperto uno spazio.
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